30 settembre. Conferenza Stampa per la Mostra di Edward Hopper, giudicato dagli americani il loro più grande pittore, colui che dette una anima alle loro periferie, ai loro paesaggi a volte desolati, alla vita quotidiana.
Alto un metro e novanta, modesto,sfuggente e raffinato, schivo, la sua vita fu sempre scandita da due interessi, la sua pittura e la moglie, anch'essa artista. Entrò, ancora giovane negli studi di maestri famosi che gli instillarono l'amore per la ricerca del vero, che nel tempo fu la sua ossessione. Per i suoi quadri usava fare infiniti disegni preparatori dove, se possibile cercava di trasfondere la spiritualità delle cose. La geometria estrema delle sue composizioni sembrava una instancabile ricerca di soluzione alla incomunicabilità, ma d'altra parte lui non intendeva, con la sua pittura, rappresentare i sentimenti altrui. Diceva ''La mia unica ispirazione è stata me stesso".

Ecco quindi che nei suoi quadri appaiono figure isolate e chiuse nei loro pensieri, spesso donne che sembrano attendere qualcosa, forse qualcuno che le svegli, assorte in una solitudine estrema. Descrisse i famosi ambienti urbani americani, ma senza enfasi, nella loro totale immobilità. Amava usare la luce radente, mai frontale, anche questo creava un forte senso di distacco e di alienazione. Per alludere all'aspetto spirituale della natura visibile, bastava un passaggio a livello, una casa, una pompa di benzina. Viaggiò molto, specie in Francia dove ebbe modo di conoscere tutte le avanguardie a lui contemporanee, il cubismo, l'astrattismo, il fauvismo, ma lui rimase affascinato dalla lezione degli Impressionisti, Degas, Manet, Pissarro, Courbet e si collocò sempre nel solco della pittura figurativa, in un periodo che all'unanimità veniva discussa perchè desueta. Era estremamente appassionato di cinema e il destino volle che registi famosissimi guardassero ai suoi quadri. Alfred Hitchoch, per Psycho, si ispirò alla Casa vicino alla ferrovia, La finestra sul cortile ha il suo punto focale su una finestra, chiaramente tratta da un suo quadro. Ma anche Antonioni, Dario Argento,David Lynch si ispirarono ai suoi lavori.
Forse Hopper non immaginava che in un certo modo peannunciasse una nuova strada, il suo modo di guardare era metafisico, freddo ed essenziale, fu chiamato ''Il De Chirico americano".
Nella mostra sono presenti alcune installazioni che interagiscono con il pubblico permettendo di entrare in un suo quadro e farsi fotografare, oppure disegnare sopra un suo quadro.

Complesso del Vittoriano
Roma 1 ottobre - 12 febbraio 2017